Vitæ

Il mondo è cambiato. Non solo dal punto di vista della rapidissima evoluzione digitale, ma anche in conseguenza ad un diffuso desiderio di benessere che influenza le nostre giornate. Salute e benessere da molto tempo sono elementi essenziali per una vita pienamente soddisfacente, che sia il più possibile semplice, piacevole e sana, raggiungendo un livello ottimale sia dal punto di vista fisico che mentale. Uno stile di vita consapevole per la salute e l’ottimizzazione della vitalità fisica e mentale sono diventati elementi importanti per un senso di vita esaudita.

Questa evoluzione contribuisce a modificare, anche in prospettiva futura, il tradizionale concetto di salute e benessere, rendendo la vita quotidiana sempre più semplice e sempre più caratterizzata da aspettative ed esigenze individuali. Le esigenze individuali delle persone determinano dunque le caratteristiche specifiche del proprio spazio d’azione. Così l’essere umano, con tutti i suoi rituali e azioni, è posto al centro dell’attenzione e la cosiddetta architettura rituale si è imposta come premessa della progettazione.

Questo progetto affronta il tema del bagno e dell’acqua in termini di design e tecnologia, intendendo il bagno come luogo di rigenerazione, pausa, rito, dove alla pulizia del corpo e della mente si accompagna anche la pulizia delle forme. Un percorso di introspezione precede l’ideazione del design. Solo alla fine di questo percorso interiore lo spazio e le nuove forme corrisponderanno ad usi e bisogni. Questo consente alla perfezione tecnica di raggiungere una qualità spirituale. Alla funzionalità si aggiunge il rituale.

Il tema progettuale è in questo caso connotato dalla presenza di un Committente ideale: il “viticoltore biodinamico”.

“Il viticoltore biodinamico coltiva i suoi vigneti secondo i principi della filosofia olistica e quindi della biodinamica. Segue i cicli della luna, alimenta i suoi terreni esclusivamente con concimi naturali e usa “nemici naturali” per combattere i parassiti. Rispetta la natura per ottenere uve dalle quali, sempre secondo i principi della vinificazione biodinamica, produrre vini d’eccellenza. È una persona che vive in piena armonia con la terra, che conosce nei minimi dettagli. Come sarà la sua stanza da bagno, luogo dedicato alla cura del corpo?”

Colui che si occupa di biodinamica è dunque un agricoltore che si avvicina all’agricoltura anche con lo spirito, partecipando al miglioramento del mondo attraverso una rigenerazione della dimensione spirituale universale, in armonia con i cicli naturali. È questa una concezione del mondo ancora tutta da sperimentare e dipanare, che nasce dalla visione goethiana della natura per svilupparsi nel metodo scientifico-spirituale iniziato da Rudolf Steiner.

Rudolf Steiner nel 1924 gettò le basi per una concezione, diremmo oggi “olistica” dell’azienda agricola. Una azienda in relazione con l’ambiente circostante, con la Terra intera e infine con il cosmo. In biodinamica si parla dunque di agricoltura organica intendendo con questo l’attenzione verso tutti quei sistemi compiuti di relazioni viventi che individuiamo nella nostra osservazione, non solo materiale.

Riconoscere queste realtà, operare non solo a seguito di pensieri di causa-effetto, ma osservando alla maniera di Johann Wolfgang Goethe, significa sperimentare un pensare diverso, mobile, artistico. L’agricoltura biodinamica non è quindi una metodica ma un metodo, un percorso che, anche attraverso raffinate metodiche e tecniche, a misura dei singoli casi, porta l’agricoltore ad essere creatore di un organismo aziendale denso di vita e diffusore di prodotti sani e di vitalità. I fondamenti antroposofici dell’agricoltura biodinamica consentono di mantenere viva l’evoluzione delle conoscenze, delle tecniche e della crescita di ogni agricoltore quale uomo, cittadino e responsabile verso la vita di questo pianeta.

In questo contesto filosofico e spirituale “il design deve porsi di fronte all’uomo come immagine sensibile di se stesso e delle sue molteplici esperienze. Può offrire il suo apporto importante alla soluzione dei problemi se è capace di avere in sè qualità in termini di spazi, forme, colori e materiali, contribuendo alla crescita dell’individuo autonomo e responsabile e dell’incontro tra gli uomini, identificandosi nell’equilibrio tra la forza vivificatrice della natura e quella cosciente della cultura umana, sorreggendo i processi vitali nell’uomo ed esprimendo al contempo la tensione della ricerca scientifica e tecnica della società moderna” (S. Andi).

L’Arabescato Orobico è uno splendido marmo italiano estratto dalla Cava Cornalita del comune di Camerata Cornello in Val Brembana (Bergamo, Italia). La colorazione di base grigia con venature rosa ed oro, conferisce all’Arabescato Orobico particolari caratteristiche cromatiche che, insieme alle singolari caratteristiche tecniche, gli riconoscono una posizione di rilievo nel panorama delle pietre ornamentali italiane. L’arabescato è caratterizzato da intense ramificazioni, di tonalità più carica del fondo, che richiamano le caratteristiche stratificazioni della crosta terrestre. In questo senso il marmo richiama alla memoria il suolo, i suoi caratteri dinamici, la giacitura, la morfologia, il clima, che rappresentano tra l’altro i principali elementi naturali che direttamente concorrono all’espressione qualitativa di un vino. Questo viaggio mentale, estetico e figurativo, ci conduce per associazioni fino ad una immagine paesaggistica. Quel paesaggio costruito dall’agire secolare del viticoltore e di cui oggi disponiamo. L’uomo, in questo caso coltivatore della vite, con il suo impegno e la sua dedizione, è l’attore principale del paesaggio, al quale ha dato forma e armonia, risultato dell’interazione tra gli elementi naturali e il suo agire. L’Arabescato Orobico in questo progetto vuole rappresentare tutte queste cose: l’universo straordinario di vigne e di antichi saperi che ha dato origine nella storia a territori e varietà di paesaggi con una gamma espressiva così ampia e ricca di sfumature.

I riferimenti al mondo della viticoltura e in particolare alle botti e ai tini, introducono nella sala da bagno l’uso del legno, impiegato a doghe di Rovere, come da tradizione costruttiva. Così la vasca e il lavabo, sono costituiti da un basamento/rivestimento in legno e un invaso in marmo bianco (Bianco Thassos), dove la pulizia delle forme è stata raggiunta anche grazie all’impiego di un’innovativa e intelligente piletta di scarico dotata di un sistema di troppo pieno automatico. Questo design, sintesi del gesto progettuale tra memoria e contemporaneità, ricerca l’origine delle cose.

Il piatto doccia è senza limiti e si estende idealmente per l’intera sala da bagno. L’invaso e lo scarico, sono celati dalle lastre in marmo flottanti, conservando la continuità del pavimento sia nella zona di lavaggio che nella zona di asciugatura.

Un design che vuole trascendere il tempo e le mode, caratterizzato dalla purezza e dalla semplicità delle forme. Un progetto al tempo stesso con un grande carattere materico, disegnato attraverso linee precise e pulite, in cui il marmo e il legno si affiancano secondo chiari principi di riferimento e di reinterpretazione di forme archetipe. Con moderazione, senza enfasi, con quel senso di opportunità e di misura nell’esibire gli elementi della composizione, ottenendone per contrasto una sottolineatura più efficace.

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Design

Massimiliano Gamba

2015

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Committente

EERA Srl